I Giovedì della Filosofia
Novembre 22, 2009 · Lascia un Commento
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Aprite questa porta
Novembre 22, 2009 · Lascia un Commento
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I Giovedì della Filosofia
Novembre 15, 2009 · Lascia un Commento
Schopenhauer Café Philo.
Reali o presunte sono le radici cristiane dell’Europa ?
Giovedì 19 novembre ore 21,10
Esprimete la vostra opinione.
Dove ?
Bottega del Caffè - Piazza del Luogo Pio Livorno
Proviamo a confrontare le nostre opinioni con Giancarlo Sacripanti e gli amici che frequentano lo Schopenhauer Café Philo.
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I Giovedì della Filosofia
Novembre 3, 2009 · Lascia un Commento
Bottega del Caffè Piazza del Luogo Pio
Curiosità, fantasia, desiderio di comunicare ed ascoltare ciò che gli altri vogliono mettere in comune sono le motivazioni che inducono a partecipare alle discussioni filosofiche . Nessun argomento è per sua natura filosofico , ma ogni argomento può essere trattato filosoficamente . Nel Café Philo si vuole ricreare il piacere della parola e della riflessione individuale senza alcun timore di essere giudicati o criticati. Fare filosofia insieme è il vero spirito della “filosofia pratica”, è la sua aderenza alla vita reale e ai problemi quotidiani di tutte le persone non un dialogo dotto tra esperti Discutere, condividere, domandar e rispondere. Insieme, senza l’obbligo di andare o restare e, soprattutto, senza l’obbligo di essere d’accordo. Cafè Philo è uno spazio aperto di discussione e di scambio di idee. Ogni volta un tema nuovo costituisce lo spazio concettuale nel quale ciascuno può entrare, per praticare l’antico piacere della conversazione. Ogni volta un “esperto” avrà il compito di garantire il tono della discussione, ma tutto il resto sarà opera della creatività di ciascun partecipante e del suo desiderio di confrontarsi. Nessun protagonismo ma tutti protagonisti con il fine di dare vita ad una comunità di persone che si scambiano idee, pareri, impressioni e sensazioni, senza timori reverenziali e alla pari.
Giovedì 5 novembre ore 21,10
La grande passione è il privilegio di coloro che non hanno altro da fare….
Coordina Giancarlo Sacripanti
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Un Problema di Identità di Giancarlo Sacripanti
Ottobre 1, 2009 · Lascia un Commento
Scrivere le proprie considerazioni “sulla labronica assenza di identità” non è un peccato e tanto meno si può essere accusati di lesa maestà nei confronti ….di chi e di che cosa ? E’ vero che “ Loro “ , i vuoti profeti di apparato per intenderci , non gradiscono da sempre la critica , ma noi che per vocazione crediamo nella diversità di opinioni, sapendo che possiamo avere anche torto, non rifuggiamo dal confronto . Rendo pubbliche pertanto riflessioni che sono state in diverse occasioni presentate in progetti cittadini ( e nel post Ambiguità culturali ) , ma che non hanno avuto il conforto di essere additate come non sensi…
Pensiamo ad un progetto culturale per Livorno che riporti il Mare ad un ruolo di centralità: il porto nella città, inteso nel suo significato simbolico di apertura al Mediterraneo ( e non solo). Livorno la Porta al Mare della Toscana, l’ avamposto di un territorio, che sappia progettare situazioni e produrre occasioni per assumere le connotazioni di sistema di riferimento di una vivacità culturale che da sempre caratterizza la Toscana. Ricostruire dunque una soggettività culturale nuova e una diversa idea di città portuale , che non si limiti alla sola fruizione del caricare o dello scaricare le merci, ma che diventi , attraverso una rivisitazione di legami antichi e nuovi , di interscambi e cooperazione, un fecondo centro di iniziativa culturale che si rifletta sulla città. L’opposto di quanto viene proposto dalla mercificazione culturale dell’effetto Venezia, che risponde solo alla liquidità monetaria di qualche amico degli amici.
Per interpretare il futuro della nostra città occorre una chiave di lettura che abbia la funzione di interagire con le trasformazioni in atto sia come strumento di comprensione che come stimolo dello stesso possibile sviluppo. Patrimonio storico, ambiente, meccanismi di assetto territoriale, nuove forme di produzione devono contestualmente corrispondere ad una progettualità di pianificazione e programmazione territoriale . La prima operazione da compiere è quella di calibrare nella giusta misura elementi diversi, ma confluenti in uno stesso intorno culturale, perché è la proporzionalità che deve essere privilegiata , l’equilibrio , non le scelte romantiche che per loro stessa natura si prestano ad essere infeconde.
In una città come Livorno si potrebbe per esempio prospettare un progetto che recuperi la storia industriale della città, ma se consideriamo “l’archeologia industriale “ come pura e semplice ripresa della memoria storica si potrebbe correre il rischio di trovarsi nelle stesse condizioni in cui si prospetta un museo senza pubblico, necessariamente destinato a non lasciare alcun segnale. La dinamicità si coglie, se accanto ad una presenza dell’uomo storicamente segnata, si riesce a comprendere il presente e si prospetta l’immediato futuro . Se il valore d’uso di un territorio è reinventato in chiave di lettura attuale e non archeologica ; il risultato si ottiene , è solo questione di metodo e professionalità. Fermo restando che i problemi relativi ad uno spazio geografico sono sempre il risultato di un mutamento complessivo che si è diversamente articolato nel corso degli anni e che in ogni caso l’uso degli strumenti di pianificazione esige una direzione politica efficace e con questa bisogna fare i conti , la pianificazione non può essere puro tecnicismo , ma una scelta di carattere politico.
E’ in questo senso che la funzione cultura intende la dinamica come integrazione territoriale, utilizzando in pari misura il nuovo sapere tecnico-scientifico e le realtà esistenti. Si deve prospettare dunque, uno spazio di intervento dove la fantasia e la creatività aprono alla fertilità dell’inventiva; ci siamo attrezzati per anni per attivare come puro valore di scambio la fruizione culturale, delegando a mediocri mercenari di corte compiti che non erano in grado di svolgere. Dobbiamo proporre soggetti e modelli diversi, che sappiano cogliere le molteplici interazioni tra cultura e contenitori culturali, fra cultura e turismo, fra cultura e comunicazione, fra cultura e territorio.
Un’idea prospettata per lo Schopenhauer Café di Via degli Asili ..che giustamente si vuole chiudere !
Se proviamo ad immaginare per esempio uno spazio architettonico “neutro”, dall’accesso facile e gradevole, dove non è importante sapere chi sei ,dove la conversazione è la principale attività contestualmente alla possibilità di fruire di luoghi, occasioni e servizi .
Lo spazio non è la nostra casa né il posto di lavoro o di studio, ma è il Terzo luogo. Un modello attuale di aggregazione : ” Being space” , una casa lontana da casa , dove stare tranquilli soli o in compagnia e per racimolare finanziamenti pubblici ….definire tutto questo un luogo sociale sarebbe probabilmente ingannevole e limitativo ; la socializzazione non scaturisce per definizione, ma per effetto dei legami di conoscenza ( in questo senso sociali) che i frequentatori attivano ed alimentano. Abbandonare dunque la morbosa provinciale tendenza di occupare spazi per insidiare, difendere e coltivare il proprio orticello , ma individuare in questo grande spazio virtualmente mutante e flessibile, esigenze e caratteristiche di volta in volta differenti e con nuove modalità di fruizione : ambiente a caratterizzazione multifunzionale sia strutturale che progettuale. Le scelte di conservazione e di dominio tendono solo a colonizzare secondo piattaforme di autoreferenziale soggettivismo . È per questo che è necessario consentire il riemergere nel Terzo Luogo a quella spontaneità creativa , che unisce soggetti diversi, accomunati solo da affinità o diversità elettive , ma che in una società irrazionalmente frenetica vogliono recuperare il senso del tempo e non farsi pilotare dagli eventi ; rimanere alla regia della propria vita ed essere predisposti a rallentare ,essere capaci ad ascoltare gli altri e pertanto capire di più il mondo E’ questo il possibile presupposto che può dare identità ad uno “spazio vitale “ dove il tempo libero è vissuto come recupero della propria emotività e viene spogliato da ogni frenesia e da quella continua ricerca di mostrarsi invece che essere. Di cosa riempire un contenitore di questo tipo? Sicuramente di opportunità , di spazi attrezzati, di luoghi ed eventi non vistosi , ma piacevoli dove ci si sente contestualmente spettatori ed attori. Gli spazi devono accogliere ed essere aperti ad ogni possibile esperienza che susciti interesse a chi lo frequenta ( Café Philo, internet, arti figurative, video, giochi – l’elenco può essere ampliato , modificato senza alcun limite ) evitando situazioni stanziali e permanenti, una sorta di work in progress che riesca a cogliere la flessibilità del presente. Il rischio di pensare ad un luogo di formazione , che educhi nel senso più ampio della parola ci porterebbe indietro negli anni e non risponderebbe alle diverse vocazioni della città : esiste , infatti, una spontaneità culturale e creativa, troppo spesso ignorata, che un Ente locale, per sua stessa definizione istituzionale, non può comprimere e tanto meno “razionalizzare”, ma incentivare e favorire al massimo delle sue possibilità. Le idee perché acquisiscano forma devono essere veicolate in modelli di comunicazione efficaci, che rispondano al “ rendere comune” , “ al partecipare” e “ al condividere”, in grado di trasmettere significati comprensibili ai soggetti interessati ad un progetto; non è sufficiente mandare messaggi , ma è opportuno predisporre le condizioni per una reale compartecipazione , che favorisca la socializzazione delle proposte messe in campo. Tutto questo può sembrare ovvio , ma la quotidianità spesso ci ricorda che anche quando si pensa di aver creato tutte le condizioni necessarie per una adeguata “partecipazione” non è detto che questa avvenga .
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Schopenhauer Café : i protagonisti
Agosto 7, 2009 · Lascia un Commento
Il nostro centro è animato da persone giovani e meno giovani con una loro storia culturalmente significativa, ma che hanno un difetto :non sono mai stati i ragazzi del coro e tanto meno i cortigiani di un regime… cominciamo a conoscerli …
Atelier del Teatro
Giancarlo Sacripanti , nato a Roma il 7/7/ 1946 , vive a Livorno dal 1965, per una vita Ordinario di Storia , Filosofia , Psicologia, Pedagogia e Sociologia nei licei cittadini non si è mai limitato alla propria attività professionale , ma ha sempre perseguito una miriade di interessi che lo hanno portato a diventare cintura nera 1° dan di Karate ,Maestro di Scacchi Asigc , Presidente di Circoscrizione, Assessore provinciale …… L’attività teatrale rimane comunque l’interesse costante a cui era stato da giovanissimo indirizzato dal padre, attore , scrittore e studioso pirallendiano , dopo diverse esperienze debutta come regista nel 1972 ; attività che con successo non interrompe mai . Regista Teatrale e Direttore artistico del Teatro Sperimentale Zero ( oggi Atelier del Teatro ) dal 1969 dirige corsi di teatro e cura diverse regie ( A.Larreta, Campanile , Ionesco , Cecov, Schwarz, Von Horvath, Weiss, Lowell, Shakespeare Majakovskij – II Bagno di Majakovskij è rappresentato nella rassegna estiva nazionale la Versiliana nel 1980 ) . Nel 1994 trasforma la compagnia in una onlus studentesca che si occupa di teatro ed è formata da studenti ed ex allievi del Liceo Scientifico Enriques di Livorno e dal 2006 inventa a Livorno il primo Café filosofico , che ha un successo di appassionati “dilettanti e professionisti ” inaspettato. Dal 1996 è il Presidente del Centro di Via degli Asili
Arti Figurative
Giannetti Costantino, Nato nel 1943 a Vezzano Ligure, ha partecipato sin da giovanissimo a numerose mostre e concorsi nazionali e internazionali, ottenendo premi e riconoscimenti.
Dal 1967 vive ed opera a Livorno dove ha frequentato l’Accademia di belle arti Trossi Uberti.
Le sue opere di scultura pittura e grafica si trovano in collezioni private, chiese, musei e piazze in Italia ed all’estero.
Nel 1991 ha costituito il Gruppo Arti Figurative Ceramica e Scultura, dove svolge corsi per adulti e bambini. L’attività di Costantino Giannetti è particolarmente rivolta ai giovani ed al sociale, attraverso corsi gratuiti per scuole e centri sociali. Il percorso artistico del Maestro rivela la capacità di rappresentare la realtà con quella ricchezza introspettiva di chi è capace di cogliere il vissuto nella propria essenzialità . Dal sacro al commemorativo Giannetti esprime con una sinuosa spazialità delle forme quella sua naturale vocazione di voler coniugare il singolo nell’armonia dell’universalità. ; questo senso mistico della vita riesce a trasferirlo anche a coloro che da anni lo seguono nel laboratorio di scultura dello Schopenhauer Café.
Spazio Zero
Dimitri Grechi Espinoza Nato a Mosca il 10 / 04 / 1965, ha frequentato il Jazz Mobile di New York, completato i corsi di alta qualificazione professionale presso Siena jazz con P.Tonolo. Come sax-tenore dell’Orchestra Giovanile Italiana di jazz sotto la direzione di B. Tommaso ha compiuto due tournee con il Peter Heskine trio e James Newton. Nel 1997 si classifica 2° al concorso “Massimo Urbani” nella categoria sax aggiudicandosi la borsa di studio per le clinics della Berklee School a Umbria Jazz e nello stesso anno riceve il premio dedicato alla memoria di Luca Flores come membro dell’orchestra di Barga Jazz. Sempre nel ‘97 viene chiamato da S. Battaglia a far parte del gruppo Theatrum. Nel 2000 fonda il gruppo di ricerca musicale Dinamitri Jazz Folklore. Ha partecipato inoltre a numerosi Festivals di musica Afroamericana suonando con alcuni dei musicisti storici del Blues, (P.Perkins, P.Guy) e compiendo tournee in Italia ed Europa con Nick Becattini end Serious Fun. Nel corso degli anni ha collaborato occasionalmente con alcuni importanti musicisti Italiani di jazz, P.Tonolo, E.Fioravanti, G.Basso, M.Tamburini, T.Ghiglioni. All’inizio del 2001 partecipa alla nascita dell’orchestra Blast Unit creata dall’associazione CJam di Milano e in Agosto dello stesso anno viene invitato a suonare al festival Panafricano a Brazzaville (Congo). Dal marzo 2002 al 2003 ha collaborato con Goma Parfait Ludovic, direttore della compagnia congolese Yela wa, nell’ambito della ricerca sulla tradizione della musica di guarigione Africana effettuando una serie di seminari e spettacoli in Italia. Nel 2003 si classifica all’undicesimo posto come musicista jazz dell’anno sempre nel referendum indetto dalla rivista “Musica jazz”ed il gruppo Dinamiti jazz Folklore si classifica al 10 posto come miglior gruppo italiano, iniziando una collaborazione artistica con il grande clarinettista americano Tony Scott. Dall’anno 2004 svolge la sua attività principalmente in due direzioni: l’applicazione dei risultati delle ricerche svolte attraverso l’associazione alla musica del gruppo Dinamiti Jazz Folklore e al nuovo progetto denominato Artistic Alternative Music, e l’attività di insegnamento laboratoriale con i giovani musicisti. Anche nel 2005 e 2007 e 2008 nel referendum indetto dalla rivista musica Jazz ha ricevuto segnalazioni sia come solista sia per il gruppo Artistic Alternative trio. E’ stato invitato a suonare nel 2003-2005-2006-2007 alla trasmissione “Battiti” a Radio Rai 3. Collabora con il Cantautore livornese Bobo Rondelli.
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Lo Schopenhauer Cafè sempre più a rischio : il Comune non trova soluzioni.
Luglio 29, 2009 · Lascia un Commento
Il centro culturale giovanile in Via degli Asili esiste dal 1978 per volontà dell’allora Presidente di Circoscrizione Laura Bandini, che aveva permesso ad un gruppo di giovani di restaurare la vecchia “ Chiesina” , che per diversi anni costituisce l’unico spazio agibile.Negli anni ’90 con l’acquisizione dei locali non più utilizzati come scuola si creano le condizioni perché il CECUPO ( Centro culturale polivalente) possa assumere un valore culturalmente significativo a livello cittadino attraverso scelte ed iniziative che le associazioni, che operano nel centro, attivano territorialmente . Il 1998 con il progetto Giovaninsieme il Cecupo ha la sensibilità di recepire le indicazioni dell’Amministrazione Comunale ed in particolare dell’Assessore Marco Filippi attrezzandosi per diventare un centro che non svolge solo attività con le proprie associazioni , ma che fornisce servizi a soggetti esterni. Progetto difficile ed impegnativo da fare acquisire ad alcune associazioni, che nel corso degli anni avevano maturato una tendenza autoreferenziale, scelta sicuramente involutiva ,ma che garantiva la possibilità di mantenere il privilegio di un proprio spazio. Da un confronto serrato la ottusa difesa “ dei propri orticelli” veniva sconfitta e le associazioni rimaste erano in grado di garantire il nuovo percorso progettuale nel momento in cui l’Amministrazione Comunale avesse realizzato gli interventi necessari perché il centro potesse fornire servizi. Quando abbiamo proposto un nuovo progetto di gestione del vecchio CECUPO , consunto e superato dalla quotidianità, era nelle nostre intenzioni prospettare un modello diverso di aggregazione per un centro che ha come proprio target non solo giovani, ma segmenti diversi di una possibile aggregazione sociale. Il cambio di nome non voleva indicare una semplice e banale variante formale, ma una totale discontinuità rispetto al passato : creare le condizioni per un “terzo luogo” , come era stato definito nel 1989 da Ray Oldenburg , professore alla University of West Florida, in un libro divenuto un classico “ The Great Good Place”. Se oggi in Italia si parla sempre con maggiore insistenza di being space, come dicono gli anglosassoni, cioè di spazi vitali rifacendosi a Oldenburg ,significa che quello che prospettavo era auspicabile nel 2003 e praticabile nel 2006. Il confronto che veniva presentato con il progetto della stazione Leopolda di Pisa ( sempre nel 2003) voleva evidenziare che anche in altre realtà toscane si andava verso la formazione di luoghi diversi che offrissero uno spazio neutrale, dove oltre le attività esistenti si potesse trovare un luogo dove stare insieme, conversare. Definire tutto questo un luogo sociale sarebbe probabilmente ingannevole e limitativo, in quanto la socializzazione non scaturisce per definizione, ma per effetto dei legami di conoscenza ( in questo senso sociali) che i frequentatori dello Schopenauer Café attivano ed alimentano. Le Feltrinelli libri e Musica si avvicinano al being space anche se la loro tipologia risponde ad un segmento specifico. L’indirizzo di progetto prospettato ha trovato il consenso delle associazioni che operano nel ex-Cecupo da quelle storiche Atelier del Teatro ed Arti figurative a quelle recenti Spazio Zero ed Arcana ; è evidente che si è verificato un abbandono (spontaneo) di tutti quei soggetti che non avevano alcun interesse al rinnovamento radicale del centro. ( luglio 2006)
Siamo nel luglio 2009 promesse tante e discussioni infinite da parte dell’amministrazione comunale, ma soluzioni praticabili : nessuna . Gli studenti del Liceo Enriques ed gli amici dello Schopenhauer Cafè hanno raccolto circa 400 firme inviate ad Alessandro Cosimi Sindaco di Livorno sollecitando una risposta alle esigenze delle associazioni di Via degli Asili, attualmente in una precarietà logistica tale da essere frenati nel quotidiano svolgimento delle proprie attività . La completa disponibilità e sensibilità del Sindaco non è riuscita comunque ancora a risolvere la situazione che rischia di aggravarsi ulteriormente disperdendo un ricco patrimonio di esperienze culturale ed associativo.
Per le Associazioni G. Sacripanti
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Aprite questa porta di G. Sacripanti
Luglio 28, 2009 · Lascia un Commento
http://sacripanti.blog.tiscali.it/
Alla ricerca del Grande Puffo ?
Edmondo Berselli , giornalista ed editorialista dell’Espresso e di Repubblica, scrive nell’ultimo numero dell’Espresso :“ È un’ottima notizia che Beppe Grillo si sia candidato….
Facebook Giancarlo Sacripanti
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Il Comune vuole chiudere lo Schopenhauer Café ?
Febbraio 16, 2009 · Lascia un Commento
Se è vero che la democrazia si fonda sulla partecipazione e sulla capacità da parte dell’istituzioni di collegarsi ai cittadini … carissimo Sindaco vorremo capire perché non ha ancora risposto a quanto gentilmente Le chiedevamo con una petizione di circa 400 firme : quale soluzione si prospetta per noi dello Schopenhauer Café ? Il silenzio ci preoccupa e ci impedisce di programmare il nostro futuro.
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Laboratorio Teatrale dell’Atelier del Teatro
Febbraio 16, 2009 · Lascia un Commento
L’annuale laboratorio teatrale presso il Liceo Scientifico Enriques di Livorno può quest’anno contare su circa 30 allievi divisi in due corsi : 1° e 2° anno con Mattia Damiani e Valentina Dal Canto e 3° 4° 5° con Giancarlo Sacripanti. Il programma annuale prevede : esercizi preliminari di respirazione ed improvvisazione, azioni mimiche e giochi teatrali , allenamento dell’attore e tecniche di voce, lettura di testi classici, interpretazione del personaggio con saggio finale per gli allievi del primo anno e con la messinscena di un testo (dal teatro di Achille Campanile ) al Teatro la Goldonetta nell’ambito della Rassegna Studenti alla Ribalta.
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